Archivio per Saramago

Che tu sia per me il coltello – D. Grossman

Posted in Uncategorized with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 05/12/2012 by ADSO

Sto iniziando a scrivere dopo un sospiro. Sospiro che nasce perchè per nessun uomo o donna dall’animo aduso alla delicatezza ed al tepore di una carezza lieve, questo libro dovrebbe esistere.
Non dovrebbe esistere questo libro, se non per i “duri di cuore”, coloro che non sono avvezzi e non si avvedono delle sfumature del linguaggio, coloro che non ricercano nella purezza della parola prima e dell’azione poi, una nobiltà di ideali e di intenti.
L’epistolario è poi, tuttavia, un genere già abusato dalla letteratura che ne ha fatto scempio passando persino per le rubriche di giornali poco accreditati.
L’epistolario antesignano di questo libro è secondo me certamente quello da me prediletto per lungo tempo, tra Abelardo e Eloisa. Una storia vera e meravigliosa, il cui tragico finale nulla toglie alla bellezza della parola narrata e ricercata, tra le questioni medioevali dei nominalisti e le querelle filosofiche di cui troviamo cenno ad esempio, ne “il nome della rosa”.
Forse, poichè il linguaggio di Grossman è il nostro, ed è quello delle parole che sono abituate a rimanere nascoste sotto la sabbia del deserto Israelita, per lunghi anni, prima di essere riscoperte e dissotterrate dalla forza di un sentimento improvviso, questo libro l’ho sentito mio.
Eppure non è che non sia un viaggio sconvolgente alla ricerca del sè più integro, più nudo.
Probabilmente l’unità del tutto, data dalla negazione del suffisso preterintenzionale, ci pone su un piano così elevato che persino le parole sentimento e emozione lasciano aperto uno spiraglio per la ricerca dell’inesprimibile.
Io ho pianto, ed il mio cuore ha vibrato all’unisono, con quello di Yair.
Grazie.

“Il piú grande fiore del mondo” José Saramago

Posted in romanzi, sapori, odori, attualita, eventi, thriller, scrittura, angoscia, psicopatologie, quotidianita' with tags , , , , , , , , , , , , on 16/10/2012 by ADSO

José, premio nobel per la letteratura col suo memoriale del convento, inizia questo libro per bambini, dicendo che per scrivere storie per ragazzi sarebbe necessario essere precisi ed usare parole semplici per farsi capire. Afferma di non saperlo fare, dicendo poi che ció che avrebbe voluto scrivere se fosse stato all’altezza sarebbe stato cosí…
La storia si snoda in poche pagine, e racconta con piccole meravigliose descrizioni di un bambino che, supera i confini della casa, del giardino e del mondo tutto e poi sceglie, di buttarsi in un vuoto immaginato ma buio, con due parole e un bellissimo disegno.
le due parole sono:
-e andó-
Osando il tuffó nell’aldilà sconosciuto e oscuro, il bimbo scopre di ritrovarsi in una realtà sebbene simile a quella che viveva, molto piú interessante.
infatti il fiore appassito che vi ritrova, con tanti viaggi ma poca acqua portata senza contenitori tra le mani, diventa gigante tanto da diventare un faro che dall’ altro mondo, quello rasasicurante da cui gli adulti non osano distaccarsi, si vede e rivela il luogo dove essi troveranno il bimbo addormentanto, coperto e difeso da uno dei giganti petali del fiore ormai maestosamente abnorme.
A me ha fatto venire in mente la potenza del simbolo.
quel fiore é un simbolo che, puó apparir morto o sepolto o appassito, ma che “curato” accolto, innaffiato di studio e approfondimento, puó diventare una meravigliosa coperta o scudo dalle intemperie della vita.
Il bimbo torna a casa, dalla finestra interiore egli puó osservare quello stesso simbolo che si staglia grande e denso, che non lo abbandonerà mai nell’incoscienza.
Poi José si riserva lo spazio per rivolgere un ultimo interrogativo la piccolo lettore,
lasciando a chi legge la scelta e augurandosi di rileggere la stessa storia che lui non ha saputo scrivere, magari scritta da chi lo sta leggendo.

“Il libro dell’inquietudine di Bernardo Soares” Fernando Pessoa

Posted in Uncategorized with tags , , , , , , , , on 02/09/2012 by ADSO

“Mi sembra una sorta di mancanza di igiene, questa inerte permanenza della mia vita uguale e identica nella quale giaccio, rimasta come polvere o sporcizia sulla superficie del non cambiare mai. Cosí come laviamo il nostro corpo dovremmo lavare il destino, cambiare vita come cambiamo biancheria: non per provvedere al sostentamento della nostra vita, come col cibo o col sonno, ma per quell’estraneo rispetto per noi stessi che giustamente si chiama pulizia. (…) Esistono persone sporche di destino, come me, che non si allontanano dalla trivialità quotidiana per il medesimo fascino che provano per la propria impotenza. Sono uccelli ammaliati dall’assenza di un serpente; mosche che volano cieche sui rami fino ad arrivare alla portata della lingua vischiosa del camaleonte.”

“Ho sempre rifiutato di essere compreso. Essere compreso significa prostituirsi. Preferisco essere preso seriamente per quello che non sono, ignorato umanamente, con decenza e naturalezza. Niente mi farebbe indignare di piú del fatto che in ufficio mi considerassero diverso. Voglio godere con me stesso l’ironia del fatto che non mi trovino diverso. Voglio questo cilicio: che mi credano uguale a loro. Ci sono supplizi dell’intelligenza come ce ne sono del corpo e della volontà. E in questi supplizi, come per altri, c’é una voluttà”

“Oh, notte dove le stelle mentiscono luce, notte, unica cosa della dimensione dell’Universo, fammi diventare, corpo e anima, parte del tuo corpo, fa che io mi perda nel fatto di essere mera tenebra e diventi notte anch’io, senza sogni che siano stelle in me nè sole aspettato che rispenda dal futuro”

“Per gradini di sogni e stanchezze mie, scendi dalla tua irrealtà, scendi e vieni a sostituire il mondo.”

Piccoli estratti per dimostrare che é un libro immenso. Un libro che non si puó recensire, quasi un metalibro recensione esso stesso della sporca e pesante quotidianità di tutti noi, in cui chi piú chi meno, a seconda della consapevolezza che ne ha, si sente adatto o mosso dall’inquietudine di vivere.

Bernardo Soares non siamo tutti noi. Solo alcuni possono pensare di assomigliargli.
Solo chi soffre e fa della sofferenza quotidiana un motivo di accettazione dell’ignobile sguardo che gli altri posano invadente e viscido sulle nostre vite, giudicandole subito, senza processo e senza ritegno.
Solo chi coglie le sfumature del dolore sistematico che si affianca al risveglio agli occhi aperti, e pare abbandonarli solo nelle poche ore di sonno che li separano dall’uguale domani.
Solo pochi sono degni di quest’inquietudine, del male di vivere.
Quindi attenzione: é un libro cui non ci si puó accostare con superiorità o con il solito distacco, é un libro che merita tempi e modi a sé.
Che ognuno di voi trovi i suoi.

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