Archivio per pensieri

Pornografia assoluta/part 1

Posted in Piccolità// mie poesie minuscole+, Uncategorized with tags , , , on 30/01/2018 by ADSO

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Se i castelli non avessero crepe farebbe meno freddo. 

Nei castelli ci sono di solito molti sonnotappeti.

A cosa tendo?
Alla perfezione del Linguaggio
“Io sono”
al dire qualcosa di così ugualmente perfetto su di me.
Se desidero avere dei nomi così chiari per me?
Se desidero permutare solo poche lettere per riscoprirmi ogni volta Me
nuova e uguale? 
–chi non lo vorrebbe?
(“nessuno biancalessia!!” )
 
Se poi, il Roveto Ardente lo senti parlare dentro da sempre
l’estrema e più dolorosamente
AMATA  e benedetta difficoltà di esistere.
Un Roveto Ardente che nessun mare intacca. 
Nemmeno il mare comune dell’interiormorte

 

Se i castelli non avessero crepe

farebbe meno freddo. 

Nei castelli ci sono di solito molti sonnotappeti.
Se io sono Arco ( e diventerò freccia nel momento del lancio e poi punto)
e lo sono, 
Io quieta e dormiente 
avevo scelto di rendere rarefatta la tensione della mia corda ma 
tutto è profondamente Teso
ad un linguaggio spaventoso perchè nudo
e io voglio dartelo
il mio linguaggio
perchè possa costruirti intorno se lo vuoi,
una nuova dimora più confacente al tuo Grande Corpo
che abbia una tavola sempre imbandita
di pani di Luce che siano solo per Te
che tu possa cibartene quando desideri. 
Vorrei il tuo riposo
ed il tuo risveglio di drago;
un castello con un’apertura ti donerei,
sì come il Pantheon così potresti, 
quando drago
volare via a sputare 
il tuo fuoco di riconoscenza e sacro terrore tutto intorno
e anche spaventarti di te stesso
in piena Libertà 
[Io conosco l’incantesimo dell’architettura che non fa piovere all’interno]
 
 

Che tu sia per me il coltello – D. Grossman

Posted in Uncategorized with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 05/12/2012 by ADSO

Sto iniziando a scrivere dopo un sospiro. Sospiro che nasce perchè per nessun uomo o donna dall’animo aduso alla delicatezza ed al tepore di una carezza lieve, questo libro dovrebbe esistere.
Non dovrebbe esistere questo libro, se non per i “duri di cuore”, coloro che non sono avvezzi e non si avvedono delle sfumature del linguaggio, coloro che non ricercano nella purezza della parola prima e dell’azione poi, una nobiltà di ideali e di intenti.
L’epistolario è poi, tuttavia, un genere già abusato dalla letteratura che ne ha fatto scempio passando persino per le rubriche di giornali poco accreditati.
L’epistolario antesignano di questo libro è secondo me certamente quello da me prediletto per lungo tempo, tra Abelardo e Eloisa. Una storia vera e meravigliosa, il cui tragico finale nulla toglie alla bellezza della parola narrata e ricercata, tra le questioni medioevali dei nominalisti e le querelle filosofiche di cui troviamo cenno ad esempio, ne “il nome della rosa”.
Forse, poichè il linguaggio di Grossman è il nostro, ed è quello delle parole che sono abituate a rimanere nascoste sotto la sabbia del deserto Israelita, per lunghi anni, prima di essere riscoperte e dissotterrate dalla forza di un sentimento improvviso, questo libro l’ho sentito mio.
Eppure non è che non sia un viaggio sconvolgente alla ricerca del sè più integro, più nudo.
Probabilmente l’unità del tutto, data dalla negazione del suffisso preterintenzionale, ci pone su un piano così elevato che persino le parole sentimento e emozione lasciano aperto uno spiraglio per la ricerca dell’inesprimibile.
Io ho pianto, ed il mio cuore ha vibrato all’unisono, con quello di Yair.
Grazie.

“Valtari” Sigur Ros

Posted in music and more with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 04/10/2012 by ADSO

Valtari non é proprio una parola conosciuta dalle nostre parti. In Islanda suona piú o meno come “rullo compressore”. Questo il titolo dell’ultimo album dei Sigur Ros, solido gruppo rock.
Se l’immagine evocata é quella di un rock duro e schiacciante, le sonorità che ci sono ricordano agaetis birjun, l’atmosfera peró é meno esplicita, io la definirei piú ovattata e persino la voce é piú rarefatta, quasi eterea.
Ekki mukk, il singolo che ne ha anticipato l’uscita, significa nessun gabbiano.
vi prego di provare ad ascoltarlo nel piú assoluto silenzio
sarete in un posto dove é il mare,
dove é l’aria
dove il vento
ma
davvero non vedrete nessun gabbiano
nessuna vita
allegra brulicante fremente
nessuna altura possibile
nessuna prospettiva
nemmeno raggiungibile
eppure
terrete tra le mani la struggente dolcezza
del piú lungo addio alla vita
che si sia potuto mettere in musica.

Chi ha definito la loro musica come arte a nudo,
ha ragione, ha trovato la chiave;
qualcosa da non ascoltare col cuore bardato,
con la pelle coperta
con gli occhi aperti e succubi di mille immagini inutili.
qualcosa da ascoltare nudi alla nostra anima,
con semplicità e quasi riverenza:
quest’ultima nascerà.

“La cosmetica del nemico” Amelie Nothomb

Posted in Uncategorized with tags , , , , , , , , , on 27/09/2012 by ADSO

Abbiamo tutti avuto nella vita, chi piú a lungo chi solo per un’attimo, la sensazione che ció che avevamo difronte fosse una sonora presa in giro.
Una persona, le parole e i sorrisi finti di cui ci accorgevamo ma che tentavamo di mettere nel dimenticatoio, i discorsi stupidi e affettati che ci sforzavamo di sopportare per il bene altrui. La storia di questo libro é un pó questa. Da un incontro apparentemente casuale, da un cimitero, da alcune riflessioni.
Un libro piccolo per raccontare un rovesciamento improvviso.
Un rovesciamento spaventoso ma necessario per capire.
Capire, cosa siamo e cosa sono gli altri, chi sono rispetto a noi, cosa siamo stati noi per loro davvero.
Anche nella mia quotidianità sto riconquistando a fatica uno spazio seppur piccolo ma pieno di una dignità che non mi faró piú negare da nessuno.
Un rovesciamento.
Come capire che ci sono genitori che non amano tutti i figli,
non allo stesso modo.
Genitori che non si fanno scrupolo nell’umiliare i figli all’interno della finta “casa” che si sono creati e fuori di essa davanti a altrettanto finti “amici”.
Una casa finta perché piena di urla e di cattive parole. Sempre, reiteratamente, sistematicamente.
Basta nascondersi dietro l’invecchiamento: tutti invecchiano.
Anche Cicerone spiegava nel ” de senectute” ( sulla vecchiaia) che c’é un buon invecchiare e un cattivo invecchiare e l’uno o l’altro dipendono dalla vita che si é vissuta, da cosa é contato per noi davvero, quali sono state le nostre priorità.
Mia nonna ha un ” ottimo ” invecchiare. Ha 85 anni e sa ancora scegliere lucidamente chi vuole essere.
Perché per mia nonna la cosa piú importante é stata essere una donna, una madre, una moglie e una vedova poi. Futilità quali i soldi, le proprietà o il prestigio sociale, non le sono mai interessate.
Allo stesso modo non si puó definire un buon padre qualcuno, solo perché ha “sempre lavorato”.
Questa é una delle piú grandi sciocchezze che io abbia mai sentito e credo sentiró mai;
equivale al dire che chi fosse disoccupato perché l’azienda l’abbia licenziato, o perché abbia fatto qualche errore, non sia un buon padre.
Ma la parola padre contiene tutt’altro, qualcosa che a persone che conosco e che sono invecchiate male manca totalmente: la dignità della morale, l’intensità del sentimento nei confronti dei propri figli, tutti uguali, la voglia di condividere con i propri figli chi si é e non cosa si ha.
Queste tre prerogative, fondamentali, sono quelle che trasposte rendono ognuno di noi un buon padre e buona madre e ci instradano verso un buon invecchiare, il non morire da soli.
Poiché non c’é differenza tra i figli che la dignità della morale non sappia cancellare;
non c’é sentimento puro che si annulli davanti ai beni materiali, non c’é cattiveria verbale che segua, né meschinità.
Quest’inquinamento interiore, questa negatività sono cose di cui essere consci e da cui stare lontani.
Si, non so come accada questo rovesciamento improvviso, ma é quando decidi di non accettare piú che l’aria nefasta ti circondi, quella che ti toglie il fiato invece di ripulire; quando non accetti piú che qualcuno preposto solo ad amare ed essere genitore umili chi ti sta vicino, il frutto stesso dei propri lombi: tutto questo sa di “contro natura”.
é un assassinio, il peggiore, come quello di questo libro.
so di avervi sviato, era voluto.
Spero che la Nothomb con la sua freschezza, e la sua prosa immediata vi coinvolga come con me.
Ho visto questo libro rappresentato a teatro. E’stato meraviglioso.

“Io credo nel nemico. Le prove dell’esistena di Dio sono deboli e bizantine, le prove del suo potere ancora piú inconsistenti. Le prove dell’esistenza del nemico interiore sono evidenti e quelle del suo potere schiaccianti. Credo nel nemico perché tutti i giorni e tutte le notti io lo incontro sulmio cammino. Il nemico é quello dall’interno distrugge tutto ció che vale..”

“La noia” Alberto Moravia

Posted in thriller, scrittura, angoscia, psicopatologie, quotidianita' with tags , , , , , , , , , , , , , , , on 24/09/2012 by ADSO

Trovarsi imbrigliati nella quotidiana e viscida sensazione;
specchiare se stessi nel rame che restituisce lo stesso imperfetto riflesso, quello che non ci permette di vivere.
Lì nello spazio tra le scoscese pieghe di un Io involuto, si dipana la tragedia di un sopravvivere consapevole della propria inconsistenza emotiva: tutto è sporco di noia.
Ci sono giorni in cui la macchia è piccola e puoi, non a fatica, fingere di non vederla.
Altri, dal barbiere o con le donne, o dopo le donne come il protagonista,
in cui la macchia si allarga fino ad inghiottire l’assoluto,anche quello immaginato.
La noia non è mai banale.
L’unica salvezza sarebbe un vivere inconsapevole.
Chi vi riesca ha, sin d’ora e pur non conoscendolo/a tutta la mia stima, quella inconsapevole e inaccettata.
L’altra stima, la cosciente, la conservo per gli altri. Quegli altri, tutti, di questo libro e della vita.

‘Leone l’Africano’ Amin Maalouf

Posted in romanzi, sapori, odori, attualita, eventi with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 18/09/2012 by ADSO

‘Une peripetie donc, dont ou ne pourrait se lasser. Et pourtant vien de comparable a’ ce qui nous attend’ …
Queste sono le ultime frasi della dedica che trovo scritta in questo libro.
Amin Maalouf, nome di un libanese colto che trasferitosi a Parigi nel 1976 comincia a scrivere libri, romanzi meravigliosi, come questo.
Io non ho mai amato molto le descrizioni, eppure alcune come quelle di questo romanzo mi hanno colpito. La storia di Leone, definito l’Africano seppure non lo fosse, ne di nascita ne di acquisizione. La storia di un uomo che ha vissuto mille storie e si e’ perso in esse, senza perdere la sua identita’.
Lui stesso dice ‘ Sono figlio della strada, la mia patria e’ la carovana, la mia vita la piu’ imprevedibile delle traversate’. Effettivamente accompagnare o forse seguire dietro le lunghe tuniche arabe dei passanti il nostro Leone, e’ stata tra le avventure piu’ affascinanti.
La sensazione che ho provato e’ stata quella di guardare tacitamente quest’uomo scuro di carnagione,
come fossi una bambina attaccata alla tunica di un mercante che percorreva per caso la sua stessa via.
Leone non rinuncera’ mai a una sola cosa nel lungo viaggio che lo portera’ dall’Africa a Roma.
Leone non rinuncia a se’ stesso, come sapesse
di essere il bene piu’ grande oltre che unica risorsa
come una fiera nella giungla che non conta su nessun altro se non sulle proprie forze.
Come ogni uomo che deve difendersi, ma con fare meno famelico e piu’ rassegnato,
cosi’ consapevole che la bellezza puo’ avvicinarsi ad ognuno di noi seppure non appartenerci,
da non soffrirne, non piu’.
E’ stato un meraviglioso viaggio. Sono state lunghe le peregrinazioni per giungere fino a Itaca, per dirla con Kostantinos.
Ad Itaca non giungono che pochi,
pochi eletti dalla sofferenza e dalla scelta di fare un percorso interiore.
Pochi eletti dalla consapevolezza che la vita ed il mondo non si esauriscono intorno
al denaro, al materiale, al quotidiano, alla routine.
Quei pochi che sanno che c’e’ altro e a quell’altro – qualsiasi cosa sia- che sentono vivo,
si aggrappano forte, per non soccombere,
Per trasmettere ai propri figli un anelito
che e’ quello Biblico dell’Ecclesiaste,
quando afferma che in ognuno c’e’
una tensione interiore
verso il divino.
Qualsiasi cosa questo divino sia per ciascuno di voi.

“La signora dalle camelie” Alexandre Dumas figlio

Posted in Uncategorized with tags , , , , , , , , on 08/09/2012 by ADSO

Non ho mai scritto di questo libro che é forse quello che ho riletto piú volte: sei.
Un giorno passeggiando intorno alle bancarelle di uno striminzito mercatino del libro usato, avró avuto 14 anni, ho visto questo libro piccolo, copertina di cartone pesante, come se ne facevano una volta, pagine gialle, caratteri grandi, almeno rispetto a quelli che siamo soliti vedere oggi sia nelle edizioni piú costose che in quelle piú a buon mercato. Costava tremila lire allora. Lo comprai subito. Il disegno rappresentava il volto di una donna con i capelli raccolti che si trasformavano in un mazzo di camelie. L’ho letto tutto d’un fiato, quello stesso pomeriggio. É la storia di una prostituta, e inizia proprio con un uomo, il protagonista che si trova a raggiungere la “di lei” casa e scopre che stanno portando via tutto perché é morta senza che lui sapesse nulla.
É una storia triste, come ce ne sono molte nelle nostre vite.
Una storia che ci parla di una redenzione che non merita un esito felice.
Forse se la prostituta di cui parliamo fosse vissuta in tempi diversi, magari all’epoca di Gesú di Nazareth, la sua redenzione, la sua scelta le sarebbero valse persino l’intoccabile memoria concessa alla parola scritta.
Invece questa donna, malata di tisi, che sputa sangue ad ogni colpo di tosse, muore da sola, su suggerimento del padre dell’amato che trovando sconveniente la relazione da loro intrapresa, le chiede di lasciarlo.
Muore sola scrivendo un piccolo diario dei suoi ultimi giorni, che lui ritroverà, che lo distruggerà.
Lui che ignaro, aveva persino provato a odiarla per il suo abbandono.
Lui che perde tutto perché dubita della verità del sentimento che la donna dalle camelie prova per lui.
Se non avesse dubitato, se avesse creduto alla purezza nonostante il corpo usato, e gli occhi disillusi ma pieni di un amore concreto, non l’avrebbe persa o le avrebbe tenuto la mano mentre lasciava questa vita, che con lei non era stata clemente.

Credo che sia un libro a cui appassionarsi come ho fatto io.
Non é Madame Bovary.
É la risalita di Sisifo verso una purezza che spesso in queso mondo cinico
ci é negata.
É l’accanirsi dell’amore contro il fato avverso, contro un fato che schiaccia.

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