Archivio per anima

Che tu sia per me il coltello – D. Grossman

Posted in Uncategorized with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 05/12/2012 by ADSO

Sto iniziando a scrivere dopo un sospiro. Sospiro che nasce perchè per nessun uomo o donna dall’animo aduso alla delicatezza ed al tepore di una carezza lieve, questo libro dovrebbe esistere.
Non dovrebbe esistere questo libro, se non per i “duri di cuore”, coloro che non sono avvezzi e non si avvedono delle sfumature del linguaggio, coloro che non ricercano nella purezza della parola prima e dell’azione poi, una nobiltà di ideali e di intenti.
L’epistolario è poi, tuttavia, un genere già abusato dalla letteratura che ne ha fatto scempio passando persino per le rubriche di giornali poco accreditati.
L’epistolario antesignano di questo libro è secondo me certamente quello da me prediletto per lungo tempo, tra Abelardo e Eloisa. Una storia vera e meravigliosa, il cui tragico finale nulla toglie alla bellezza della parola narrata e ricercata, tra le questioni medioevali dei nominalisti e le querelle filosofiche di cui troviamo cenno ad esempio, ne “il nome della rosa”.
Forse, poichè il linguaggio di Grossman è il nostro, ed è quello delle parole che sono abituate a rimanere nascoste sotto la sabbia del deserto Israelita, per lunghi anni, prima di essere riscoperte e dissotterrate dalla forza di un sentimento improvviso, questo libro l’ho sentito mio.
Eppure non è che non sia un viaggio sconvolgente alla ricerca del sè più integro, più nudo.
Probabilmente l’unità del tutto, data dalla negazione del suffisso preterintenzionale, ci pone su un piano così elevato che persino le parole sentimento e emozione lasciano aperto uno spiraglio per la ricerca dell’inesprimibile.
Io ho pianto, ed il mio cuore ha vibrato all’unisono, con quello di Yair.
Grazie.

“Valtari” Sigur Ros

Posted in music and more with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 04/10/2012 by ADSO

Valtari non é proprio una parola conosciuta dalle nostre parti. In Islanda suona piú o meno come “rullo compressore”. Questo il titolo dell’ultimo album dei Sigur Ros, solido gruppo rock.
Se l’immagine evocata é quella di un rock duro e schiacciante, le sonorità che ci sono ricordano agaetis birjun, l’atmosfera peró é meno esplicita, io la definirei piú ovattata e persino la voce é piú rarefatta, quasi eterea.
Ekki mukk, il singolo che ne ha anticipato l’uscita, significa nessun gabbiano.
vi prego di provare ad ascoltarlo nel piú assoluto silenzio
sarete in un posto dove é il mare,
dove é l’aria
dove il vento
ma
davvero non vedrete nessun gabbiano
nessuna vita
allegra brulicante fremente
nessuna altura possibile
nessuna prospettiva
nemmeno raggiungibile
eppure
terrete tra le mani la struggente dolcezza
del piú lungo addio alla vita
che si sia potuto mettere in musica.

Chi ha definito la loro musica come arte a nudo,
ha ragione, ha trovato la chiave;
qualcosa da non ascoltare col cuore bardato,
con la pelle coperta
con gli occhi aperti e succubi di mille immagini inutili.
qualcosa da ascoltare nudi alla nostra anima,
con semplicità e quasi riverenza:
quest’ultima nascerà.

“Estensione del dominio della lotta” Michel Houellebecq

Posted in romanzi, sapori, odori, attualita, eventi with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 03/10/2012 by ADSO

Nella lingua di Houllebecq una lunga recensione é un ossimoro.
Nel mondo di Houellebecq, il sorriso é la sola manifestazione in grado di mostrarci la cifra dell’infelicità umana; ma solo per chi queste cose sa cogliere.

“Su un muro della stazione di Sevres- Babylone ho visto uno strano graffito: Dio ha voluto ineguaglianze, non ingiustizie, c’era scritto. Mi sono chiesto chi potesse essere quella persona cosí bene informata sulle intenzioni di Dio”

Nell’universo del mostruoso dejavú in cui viviamo, l’unica istruzione é quella alla noia, al non vivere, all’ indifferente considerare tutto senza parteciparvi, per terminare poi come nelle particelle elementari ad ignorare persino noi stessi, per perdersi ripensando la possibilità dello sbaglio sociale come unica forma di esperienza possibile e condivisibile, come evoluzione darwiniana dell’organismo sociale corrotto dall’immagine e dai peccati capitali.

Non condivido il giudizio di chi afferma che Houellebecq é un Camus moderno, con la stessa forza. Io trovo differenze tra le due “personalità” sebbene entrambi lascino un marchio bipolare a fuoco nell’anima con su scritto “sii disilluso ” e ” ceci n’est pas une pipe”.

Irrinunciabile.

“La noia” Alberto Moravia

Posted in thriller, scrittura, angoscia, psicopatologie, quotidianita' with tags , , , , , , , , , , , , , , , on 24/09/2012 by ADSO

Trovarsi imbrigliati nella quotidiana e viscida sensazione;
specchiare se stessi nel rame che restituisce lo stesso imperfetto riflesso, quello che non ci permette di vivere.
Lì nello spazio tra le scoscese pieghe di un Io involuto, si dipana la tragedia di un sopravvivere consapevole della propria inconsistenza emotiva: tutto è sporco di noia.
Ci sono giorni in cui la macchia è piccola e puoi, non a fatica, fingere di non vederla.
Altri, dal barbiere o con le donne, o dopo le donne come il protagonista,
in cui la macchia si allarga fino ad inghiottire l’assoluto,anche quello immaginato.
La noia non è mai banale.
L’unica salvezza sarebbe un vivere inconsapevole.
Chi vi riesca ha, sin d’ora e pur non conoscendolo/a tutta la mia stima, quella inconsapevole e inaccettata.
L’altra stima, la cosciente, la conservo per gli altri. Quegli altri, tutti, di questo libro e della vita.

‘Leone l’Africano’ Amin Maalouf

Posted in romanzi, sapori, odori, attualita, eventi with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 18/09/2012 by ADSO

‘Une peripetie donc, dont ou ne pourrait se lasser. Et pourtant vien de comparable a’ ce qui nous attend’ …
Queste sono le ultime frasi della dedica che trovo scritta in questo libro.
Amin Maalouf, nome di un libanese colto che trasferitosi a Parigi nel 1976 comincia a scrivere libri, romanzi meravigliosi, come questo.
Io non ho mai amato molto le descrizioni, eppure alcune come quelle di questo romanzo mi hanno colpito. La storia di Leone, definito l’Africano seppure non lo fosse, ne di nascita ne di acquisizione. La storia di un uomo che ha vissuto mille storie e si e’ perso in esse, senza perdere la sua identita’.
Lui stesso dice ‘ Sono figlio della strada, la mia patria e’ la carovana, la mia vita la piu’ imprevedibile delle traversate’. Effettivamente accompagnare o forse seguire dietro le lunghe tuniche arabe dei passanti il nostro Leone, e’ stata tra le avventure piu’ affascinanti.
La sensazione che ho provato e’ stata quella di guardare tacitamente quest’uomo scuro di carnagione,
come fossi una bambina attaccata alla tunica di un mercante che percorreva per caso la sua stessa via.
Leone non rinuncera’ mai a una sola cosa nel lungo viaggio che lo portera’ dall’Africa a Roma.
Leone non rinuncia a se’ stesso, come sapesse
di essere il bene piu’ grande oltre che unica risorsa
come una fiera nella giungla che non conta su nessun altro se non sulle proprie forze.
Come ogni uomo che deve difendersi, ma con fare meno famelico e piu’ rassegnato,
cosi’ consapevole che la bellezza puo’ avvicinarsi ad ognuno di noi seppure non appartenerci,
da non soffrirne, non piu’.
E’ stato un meraviglioso viaggio. Sono state lunghe le peregrinazioni per giungere fino a Itaca, per dirla con Kostantinos.
Ad Itaca non giungono che pochi,
pochi eletti dalla sofferenza e dalla scelta di fare un percorso interiore.
Pochi eletti dalla consapevolezza che la vita ed il mondo non si esauriscono intorno
al denaro, al materiale, al quotidiano, alla routine.
Quei pochi che sanno che c’e’ altro e a quell’altro – qualsiasi cosa sia- che sentono vivo,
si aggrappano forte, per non soccombere,
Per trasmettere ai propri figli un anelito
che e’ quello Biblico dell’Ecclesiaste,
quando afferma che in ognuno c’e’
una tensione interiore
verso il divino.
Qualsiasi cosa questo divino sia per ciascuno di voi.

75 poesie Kostantinos Kavafis

Posted in Uncategorized with tags , , on 09/09/2012 by ADSO

Recensire un libro di poesie come questo, puó voler dire solo lasciarsi andare alle emozioni.
Kostantinos Kavafis é per me poeta legislatore. La sua poesia é didascalica, proprio come lo era in tempi che non sono piú, quella dei suoi antenati. Greco di nascita ha conservato nel sangue quella indomita capacità di arrischiarsi tra le vette del pensiero e restituircene un sunto semplice e disarmante.

Le finestre

In queste buie stanze dove passo
Giornate soffocanti, io brancolo
In cerca di finestre. – Una se ne aprisse,
A mia consolazione -. Ma non ci sono finestre
O saró io che non le so trovare.
Meglio cosí, forse. Puó darsi
Che la luce mi porti altro tormento.
E poi chissà quante mai cose nuove ci rivelerebbero.

Questo esempio di ció che vuol dire far scorrere il pensiero attraverso le dita
Attraverso il supporto, qualunque questo sia, ci porta a mano verso
La coscienza di uno stato superiore di consapevolezza che é quella relativa alle cose
“dentro noi”.
C’é tutto un mondo interiore, cui non diamo peso spesso,
Perché esso stesso
Non ha peso nelle nostre azioni quotidiane.
Solo poche volte, ne sentiamo la presenza.
Quando neghiamo il nostro sentire
O lo seguiamo con troppa veemenza.

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