Archive for the thriller, scrittura, angoscia, psicopatologie, quotidianita’ Category

Brownian Movement//Nanouk Leopold

Posted in music and more, thriller, scrittura, angoscia, psicopatologie, quotidianita', Uncategorized on 12/02/2018 by ADSO

Non posso usare che pochissime parole per introdurre questo film iper-minimalista. Merita di essere visto per una serie di ragioni che attengono alla semplicità più spinta, all’ideale di vuoto ed all’irrazionalità nel senso dell’assenza di attività raziocinante.

Waste, Doscabezas, Petra Garmon

Posted in music and more, Recensioni, thriller, scrittura, angoscia, psicopatologie, quotidianita', Uncategorized on 10/02/2018 by ADSO

Waste, a shortfilm by Doscabezas, presented by petra garmon

Un cortometraggio Catalano imperdibile a mio avviso per quello che suggerisce sottilmente, per le immagini delicatissime come i movimenti lenti ed allo stesso tempo, e per la storia così semplice e inquietante da chiedersi chi l’abbia immaginata…

Sion Sono, Strange Circus

Posted in music and more, thriller, scrittura, angoscia, psicopatologie, quotidianita', Uncategorized on 09/02/2018 by ADSO

Tra le suggestioni che solleticano il mio immaginario immergendolo in deliranti circonvoluzioni capaci di distogliermi totalmente dal reale che mi circonda ed in più occasioni c’è sicuramente lui, il regista giapponese Sion Sono i cui film non sono sicuramente per tutti, considerando che egli porta avanti anche attraverso la durezza delle immagini una critica sociale ai finti valori da benpensanti della società giapponese così diffusi e promossi e così  da lui estremizzati e distorti, proprio al fine di prenderne le distanze. Immergetevici.

Rècere

Posted in Piccolità// mie poesie minuscole+, thriller, scrittura, angoscia, psicopatologie, quotidianita' with tags on 31/01/2018 by ADSO

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Ho

i tuoi occhi in bocca

scivolosi

mi disgustano

mantengo fede all’intento

anche quando l’istinto

fisico

è il rigetto.

Ti vorrei cieco e insipiente

della proditoria immagine di me

che ti sei creato,

che accarezzi insudiciando

chi sono davvero.

Sputo addosso ad altri

il tuo guardare superficiale

conservando di te solo l’illusione

di diversità che

ha momentaneamente assopito

l’inquieto e incessante scorrere

elettrico tra le basi sinaptiche

del compagno più serio e

menzognero ad un tempo

che possiedo dalla nascita.

 

 

 

“Il piú grande fiore del mondo” José Saramago

Posted in romanzi, sapori, odori, attualita, eventi, thriller, scrittura, angoscia, psicopatologie, quotidianita' with tags , , , , , , , , , , , , on 16/10/2012 by ADSO

José, premio nobel per la letteratura col suo memoriale del convento, inizia questo libro per bambini, dicendo che per scrivere storie per ragazzi sarebbe necessario essere precisi ed usare parole semplici per farsi capire. Afferma di non saperlo fare, dicendo poi che ció che avrebbe voluto scrivere se fosse stato all’altezza sarebbe stato cosí…
La storia si snoda in poche pagine, e racconta con piccole meravigliose descrizioni di un bambino che, supera i confini della casa, del giardino e del mondo tutto e poi sceglie, di buttarsi in un vuoto immaginato ma buio, con due parole e un bellissimo disegno.
le due parole sono:
-e andó-
Osando il tuffó nell’aldilà sconosciuto e oscuro, il bimbo scopre di ritrovarsi in una realtà sebbene simile a quella che viveva, molto piú interessante.
infatti il fiore appassito che vi ritrova, con tanti viaggi ma poca acqua portata senza contenitori tra le mani, diventa gigante tanto da diventare un faro che dall’ altro mondo, quello rasasicurante da cui gli adulti non osano distaccarsi, si vede e rivela il luogo dove essi troveranno il bimbo addormentanto, coperto e difeso da uno dei giganti petali del fiore ormai maestosamente abnorme.
A me ha fatto venire in mente la potenza del simbolo.
quel fiore é un simbolo che, puó apparir morto o sepolto o appassito, ma che “curato” accolto, innaffiato di studio e approfondimento, puó diventare una meravigliosa coperta o scudo dalle intemperie della vita.
Il bimbo torna a casa, dalla finestra interiore egli puó osservare quello stesso simbolo che si staglia grande e denso, che non lo abbandonerà mai nell’incoscienza.
Poi José si riserva lo spazio per rivolgere un ultimo interrogativo la piccolo lettore,
lasciando a chi legge la scelta e augurandosi di rileggere la stessa storia che lui non ha saputo scrivere, magari scritta da chi lo sta leggendo.

“La Maga delle spezie” Chitra B.Divakaruni

Posted in romanzi, sapori, odori, attualita, eventi, thriller, scrittura, angoscia, psicopatologie, quotidianita' with tags , , , , , , , , , on 09/10/2012 by ADSO

Un pò di queste spezie servirebbero,

un pò di questo dolore ascetico condividiamo

quando non possiamo, non siamo in grado razionalmente

di scegliere. 

Ricorriamo agli espedienti molli, e le mani rimangono appiccicose.

Questo libro ha del fantasioso e appare reale e vicino.

La storia non poggia su basi reali eppure, è come se tutti sapessimo che lo sono

le spezie sono un deus ex machina e le protagoniste.

Esse parlano al cuore della donna che le usa, quando esso non è contaminato

dalle passioni, dall’amore.

I ricordi si oscurano. Il presente assume la forma di un cataclisma.

Quando sembra che tutto stia per finire, proprio lì si cela

una vera e propria iniziazione.

“Poesie della crudeltà” Antonin Artaud

Posted in thriller, scrittura, angoscia, psicopatologie, quotidianita' on 02/10/2012 by ADSO

Pensando al titolo dovremmo aspettarci un bagno di orrore funesto, dal quale uscire madidi di spavento.

Invece quanta fragilità io scorga tra queste righe buttate addosso alla carta,

con l’impeto di un cuore ancora non torturato

dall’elettroshock o dalle cliniche psichiatriche ottocentesche,

non è descrivibile.

-Un esempio-

B o t t e g a   d e l l ‘  a n i m a

Pollici divini aiutatemi

a scolpire queste fronti che indietreggiano,

queste orecchie tese di metallo,

qeste guance che rose rigonfiano

e queste bocche che si ricuciono

al tocco delle mie dita.

 

La bottega ondeggia e cresce,

soprendente tiro al fantoccio.

 

“I capelli unti e lucenti

coprono di un’erba nera e pesante

il rossore dell’orecchio sordo

e i colli bardati di grasso.”

 

Inafferrabile saldezza:

flusso e riflusso, sparite

sparite fantocci dell’anima,

con i vostri crani di roccia.

 

Tendete, immutabili sopracciglia,

l’indulgenza dei vostri rami

sulla pietra dura e tenace

dei volti che ho sorpreso”.

 

Ricucire il cranio, per quanto dura, non potremmo dire crudele questa espressione.  Quanti crani vorrei vedere ricuciti e quanti aspetterei a ricucire per mirarne le interiora. Quanta poca gioia di vivere traspaia da una visione reale della vita, è quanto ci si aspetta da un pensatore come Artaud.
“Bisogna essere profondamente convinti che il mondo sia orripilante per essere felici”.

Io credo che Artaud avrebbe potuto scrivere questa frase per spiegare la sua visione. Lui felice non lo è mai stato, lui che vedeva le budella appiccicate addosso alle persone. Oggi i “new age” vedono l’aura delle persone, o cercano di vederla. Lui invece guardava il rivolgersi dell’intestino all’infuori del ventre, attraverso una parola, un atteggiamento. Come gli aruspici. Un aruspice moderno.

Ecco la crudeltà,

come è crudele la vita

inaspettata quanto la morte.

come crudele è il dolore

e la rassegnazione.

Ringrazierò sempre Artaud, perchè mi mostra quanto un essere umano possa essere fragile,

se consapevole del suo esistere.

L’equazione dice che la nostra fragilità (sta alla nostra)   :   perfezione di marchingegni umani = (quanto) la consapevolezza della nostra anima   (sta all’)  :  obbligatorietà di vivere.

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