Renee Descartes Discorso sul Metodo

Non avrei mai pensato di scrivere questa, che non vuole ne può essere una “recensione” ma che mi piacerebbe fosse un omaggio.

In primis un omaggio a colui che della necessità del pensare logicamente ha fatto il cardine sul quale sviluppare

questo libro e tutta la sua filosofia, ossia Cartesio.

In secondo luogo un omaggio occulto a chi su mio suggerimento ha comprato questo libro, nell’immediatezza del momento in un luogo a me caro come la Feltrinelli di Piazza Piemonte a Milano e lo ha comprato sposandolo spontaneamente a memorie di un cieco di Derrida.

Cosa vedo in tutto questo? La costruzione di un metodo per la scoperta insieme alla decostruzione. L’arte ciclica del rincorrersi delle stagioni applicata al pensiero moderno, dato che la nostra vita è diventata tutta mentale, introiettata, virtuale ed a tratti incomprensibile, specie per i puri di cuore.

Perchè ho suggerito questo libro? Perchè ho pensato a dei cartelloni privi del loro contenuto pubblicitario e non solo.

Perchè rifletto sul concetto di necessità di un messaggio onnipresente da veicolare e sulla domanda se il silenzio accompagni necessariamente questo parziale significante, o non sia forse un urlo più spaventoso, per un uomo nei nostri giorni, un cartello sconosciuto e vuoto, su una strada anch’essa sconosciuta, che non ci impone un’identità preconfezionata, anzi forse ci spinge ad abbandonare la nostra e quindi dinanzi una scelta, dinanzi la Libertà che rifiutiamo.

Si perchè questo lavoro ha suscitato in me una domanda, dopo tantissimo tempo nel quale non ho trovato motivazioni per una scrittura sotterranea quale questa può essere. La domanda se non sia forse l’assenza del messaggio il timore più grande per l’essere umano subissato di inutili informazioni circa l’inessenziale, da infinite immagini “gettategli” davanti agli occhi impossibilitati a chiudersi proprio come nell’ Arancia Meccanica di Kubrick, la paura più inconfessabile.

Se fossimo tutti così abituati a sottostare e a farci suggerire delle strade per le nostre vite quotidiane come quelle che i cartelloni pubblicitari ci indicano, strade di consumo, strade di interpretazione, strade di senso?

Se fosse più comodo e sicuro, per la ” sicurezza degli oggetti” accettare immediatamente un percorso prefisso da altri e scegliere di non interrogarsi nemmeno mai idealmente sulla possibilità del ” sentiero non battuto di Oraziana memoria?

Se semplicemente, snaturati di quella profonda bussola che da sempre è stata il nostro istinto, fossimo ora lanciati nel vuoto causato dalla moderna società, dal superamento di un postmodernismo che ha cercato di giustificarsi intellettualmente senza riuscirci perchè scaduto in un annichilimento ben diverso da quello di Jacopone da Todi?

Quindi non è una recensione ne potrebbe

E’ un semplice ringraziamento a chi ha suscitato tutto questo,

inaspettatamente ed all’improvviso

in ogni dove

perchè lì in quel luogo io ho trovato senso.

In un lavoro, in un progetto, in alcune domande

ed in ogni seppur infinitesimale sorriso suscitato o “denigrato”.

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