“Poesie della crudeltà” Antonin Artaud

Pensando al titolo dovremmo aspettarci un bagno di orrore funesto, dal quale uscire madidi di spavento.

Invece quanta fragilità io scorga tra queste righe buttate addosso alla carta,

con l’impeto di un cuore ancora non torturato

dall’elettroshock o dalle cliniche psichiatriche ottocentesche,

non è descrivibile.

-Un esempio-

B o t t e g a   d e l l ‘  a n i m a

Pollici divini aiutatemi

a scolpire queste fronti che indietreggiano,

queste orecchie tese di metallo,

qeste guance che rose rigonfiano

e queste bocche che si ricuciono

al tocco delle mie dita.

 

La bottega ondeggia e cresce,

soprendente tiro al fantoccio.

 

“I capelli unti e lucenti

coprono di un’erba nera e pesante

il rossore dell’orecchio sordo

e i colli bardati di grasso.”

 

Inafferrabile saldezza:

flusso e riflusso, sparite

sparite fantocci dell’anima,

con i vostri crani di roccia.

 

Tendete, immutabili sopracciglia,

l’indulgenza dei vostri rami

sulla pietra dura e tenace

dei volti che ho sorpreso”.

 

Ricucire il cranio, per quanto dura, non potremmo dire crudele questa espressione.  Quanti crani vorrei vedere ricuciti e quanti aspetterei a ricucire per mirarne le interiora. Quanta poca gioia di vivere traspaia da una visione reale della vita, è quanto ci si aspetta da un pensatore come Artaud.
“Bisogna essere profondamente convinti che il mondo sia orripilante per essere felici”.

Io credo che Artaud avrebbe potuto scrivere questa frase per spiegare la sua visione. Lui felice non lo è mai stato, lui che vedeva le budella appiccicate addosso alle persone. Oggi i “new age” vedono l’aura delle persone, o cercano di vederla. Lui invece guardava il rivolgersi dell’intestino all’infuori del ventre, attraverso una parola, un atteggiamento. Come gli aruspici. Un aruspice moderno.

Ecco la crudeltà,

come è crudele la vita

inaspettata quanto la morte.

come crudele è il dolore

e la rassegnazione.

Ringrazierò sempre Artaud, perchè mi mostra quanto un essere umano possa essere fragile,

se consapevole del suo esistere.

L’equazione dice che la nostra fragilità (sta alla nostra)   :   perfezione di marchingegni umani = (quanto) la consapevolezza della nostra anima   (sta all’)  :  obbligatorietà di vivere.

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