Tuttalpiú muoio -Albinati & Timi

Niente virgolettato per il titolo di questo libro, comprato perché come attore mi piace molto Filippo Timi, e quindi anche qui il pregiudizio che avesse azzardato troppo a scrivere un libro era da sfatare.
Sono bastate le prime righe.
1. La mia mamma

” Nasco come tutti dalla mamma, come tutti a sette mesi dopo che la mamma per sbaglio si versa acqua bollente sul pancione.
Neppure la pancia della mamma era un posto sicuro.
Nasco terrorizzato.
Stavo nel mio bel mondo, nella pancia della mamma, quel mondo perfetto dove solo io ci stavo, tranquillo a vivere e galleggiare, con il calore di un corpo tutt’intorno e come cielo carne, la volta celeste era un immenso corpo che mi portava a spasso.
L’orizzonte non esisteva, non esisteva la guerra, c’ero solo io ma non mi sentivo solo. (…)
Sono nato a sette mesi dopo un’ustione della mamma.
Mi sono cacciato fuori, perché dove stavo non era sicuro come sembrava.
Sono nato da solo, mi sono ribellato a un dolore che non capivo. Sono nato da un dolore.”

Potrebbe forse bastare solo questo incipit, per parlare un pó di mille trattati di psicologia a cui spesso facciamo riferimento nelle nostre assonnate vite.
Oppure potremmo soffermarci un attimo a pensare alla percezione che hanno i bambini di ció che accade ed alla percezione regressiva che abbiamo noi stessi del nostro passato quando riandiamo alla nostra piccola età.
La storia narrata in questo libro é una storia di assoluta e consapevole imperfezione. Una consapevolezza prenatale. In questo libro c’é anche il dialetto umbro.
ci sono filastrocche e frasi della vita di un bambino e di un ragazzo, che hanno scandito con il loro particolare risuonare, momenti topici e difficoltà incipienti.
Parole smozzicate e non ragionate sono quelle del dialetto, come fossero archetipi della lingua, che possediamo ma non ce ne rendiamo conto.
Invece il giovane percorre un cammino involontariamente anticonformista sul quale gli altri non l’hanno tratto per mano, ma l’hanno spinto da dietro, con una mano tra le scapole, con una spinta non piacevole che ti rende insicuro spesso, ma non inetto.

Mi é molto, molto piaciuto questo “esordio letterario”
L’ho trovato come cadere in acqua per sbaglio, scivolando sul bagnato
e scoprire un’ acqua limpida con un fondale pungente, a causa del quale sei felice di non appiedare.

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