‘Leone l’Africano’ Amin Maalouf

‘Une peripetie donc, dont ou ne pourrait se lasser. Et pourtant vien de comparable a’ ce qui nous attend’ …
Queste sono le ultime frasi della dedica che trovo scritta in questo libro.
Amin Maalouf, nome di un libanese colto che trasferitosi a Parigi nel 1976 comincia a scrivere libri, romanzi meravigliosi, come questo.
Io non ho mai amato molto le descrizioni, eppure alcune come quelle di questo romanzo mi hanno colpito. La storia di Leone, definito l’Africano seppure non lo fosse, ne di nascita ne di acquisizione. La storia di un uomo che ha vissuto mille storie e si e’ perso in esse, senza perdere la sua identita’.
Lui stesso dice ‘ Sono figlio della strada, la mia patria e’ la carovana, la mia vita la piu’ imprevedibile delle traversate’. Effettivamente accompagnare o forse seguire dietro le lunghe tuniche arabe dei passanti il nostro Leone, e’ stata tra le avventure piu’ affascinanti.
La sensazione che ho provato e’ stata quella di guardare tacitamente quest’uomo scuro di carnagione,
come fossi una bambina attaccata alla tunica di un mercante che percorreva per caso la sua stessa via.
Leone non rinuncera’ mai a una sola cosa nel lungo viaggio che lo portera’ dall’Africa a Roma.
Leone non rinuncia a se’ stesso, come sapesse
di essere il bene piu’ grande oltre che unica risorsa
come una fiera nella giungla che non conta su nessun altro se non sulle proprie forze.
Come ogni uomo che deve difendersi, ma con fare meno famelico e piu’ rassegnato,
cosi’ consapevole che la bellezza puo’ avvicinarsi ad ognuno di noi seppure non appartenerci,
da non soffrirne, non piu’.
E’ stato un meraviglioso viaggio. Sono state lunghe le peregrinazioni per giungere fino a Itaca, per dirla con Kostantinos.
Ad Itaca non giungono che pochi,
pochi eletti dalla sofferenza e dalla scelta di fare un percorso interiore.
Pochi eletti dalla consapevolezza che la vita ed il mondo non si esauriscono intorno
al denaro, al materiale, al quotidiano, alla routine.
Quei pochi che sanno che c’e’ altro e a quell’altro – qualsiasi cosa sia- che sentono vivo,
si aggrappano forte, per non soccombere,
Per trasmettere ai propri figli un anelito
che e’ quello Biblico dell’Ecclesiaste,
quando afferma che in ognuno c’e’
una tensione interiore
verso il divino.
Qualsiasi cosa questo divino sia per ciascuno di voi.

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