A man without a country – Kurt Vonnegut

A colui che ha detto sempre che il mistero di una fede senza domande era la cosa che piu lo spaventava sebbene per alcune persone fosse un dono incommensurabile. Parto da questa sua affermazione per sottolineare due cose che di certo caratterizzano il modo di scrivere ed in realta’ di pensare di Kurt Vonnegut; un rovesciamento di prospettiva sul piano della concretezza, una profonda riflessione sull natura dell-umano anelare al ‘trascendente’. Il libro di cui vi parlo mi e’stato portato “directly from Ny”, da mio padre, il quale mi disse che secondo lui era proprio un libro che non avrei dimenticato. Ha sbagliato di poco, o forse ha avuto poca fiducia in se stesso. Questo e’ stato un libro che mi ha cambiato. E’ una raccolta di saggi, scritti in periodi diversi, che parlano di come sono cambiate in realta’ le dinamiche interfamiliari e sociali, con l’avvento delle nuove tecnologie e il cambio effettivo delle relazioni nelle famiglie, che sono sempre piu’ sviluppate sulla scorta di un fondamentale egoismo, e del preservare un effimera individualita’ che era quella che invece andava a amalgamarsi alla folla, fino agli anni 50 del nostro secolo. Effettivamente nel saggio che parla della famiglia, egli racconta come il matrimonio non fosse l’affermazione di uno status sociale come del resto oggi si manfiesta per la maggior parte delle volte. Con il matrimonio negli anni passati si @transitava@ in un nucleo allargato di nuove amicizie e relazioni. La donna veniva accolta a braccia aperte dal gruppo femminile di riferimento, al quale apportava la sua freschezza, le sue esperienze e le donne del gruppo ‘consolidato’ erano felici di aver acquisito una nuova ‘migliore amica’ da proteggere e con cui confidarsi. Per l’uomo era l’acquisizione di un gruppo allargato di amici con i quali fare bisboccia e conservare almeno in parte e placidamente la voglia di rimanere ragazzi – pals – compagnoni, che caratterizza gli uomini. Oggi dice ancora Vonnegut, due si sposano e sono solo due individualita’ accostate l’una all-altra e prese in considerazione dalle rispettive famiglie solo in relazione all’organizzazione pratica della vita e degli obblighi anche economici quotidiani. La solitduine condivisa, i problemi implosi, i sorrisi non scroscianti ma trattenuti. C’e’ chi dice che ‘mal comune mezzo gaudio’ sia un detto vero. Forse la verita’ dello stesso sta proprio nell’idea della verbalizzazione e dell’ascolto come basi per una terapia familiare, che era capace di arginare qualsiasi problema, frustrazione o risentimento. Oggi invece e’ la famiglia allargata il piu’ delle volte, quella che vuole la nostra sconfitta, perche’ e’ essa stessa sconfitta in partenza, pur senza saperlo. Vivere una vita di negazione, ti porta a negare agli altri la felicita’. Poi ci sono i casi, i personalismi e le personalita’. Ma la realta’ dei cambiamenti epocali che noi trentenni abbiamo vissuto nel passaggio dal post/moderno al postpostmoderno, e’ la realizzazione che l’assoluto se mai e’ esistito ha solo sfiorato il cielo che noi non guardiamo piu’.
Sicuramente un libro per gente a cui piace sentirsi sbattere in faccia la verita’,
per chi non ama le pillole indorate,
per chi a fatica cerca di imparare ad ascoltarsi e a volersi piu’ bene.
Un libro per gente dallo stomaco forte,
dall’incazzatura intellettuale necessaria,
dal forte senso di giustizia.
Un libro poco democratico e molto autorevole.
Per pochi, anche questo.

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