“La signora dalle camelie” Alexandre Dumas figlio

Non ho mai scritto di questo libro che é forse quello che ho riletto piú volte: sei.
Un giorno passeggiando intorno alle bancarelle di uno striminzito mercatino del libro usato, avró avuto 14 anni, ho visto questo libro piccolo, copertina di cartone pesante, come se ne facevano una volta, pagine gialle, caratteri grandi, almeno rispetto a quelli che siamo soliti vedere oggi sia nelle edizioni piú costose che in quelle piú a buon mercato. Costava tremila lire allora. Lo comprai subito. Il disegno rappresentava il volto di una donna con i capelli raccolti che si trasformavano in un mazzo di camelie. L’ho letto tutto d’un fiato, quello stesso pomeriggio. É la storia di una prostituta, e inizia proprio con un uomo, il protagonista che si trova a raggiungere la “di lei” casa e scopre che stanno portando via tutto perché é morta senza che lui sapesse nulla.
É una storia triste, come ce ne sono molte nelle nostre vite.
Una storia che ci parla di una redenzione che non merita un esito felice.
Forse se la prostituta di cui parliamo fosse vissuta in tempi diversi, magari all’epoca di Gesú di Nazareth, la sua redenzione, la sua scelta le sarebbero valse persino l’intoccabile memoria concessa alla parola scritta.
Invece questa donna, malata di tisi, che sputa sangue ad ogni colpo di tosse, muore da sola, su suggerimento del padre dell’amato che trovando sconveniente la relazione da loro intrapresa, le chiede di lasciarlo.
Muore sola scrivendo un piccolo diario dei suoi ultimi giorni, che lui ritroverà, che lo distruggerà.
Lui che ignaro, aveva persino provato a odiarla per il suo abbandono.
Lui che perde tutto perché dubita della verità del sentimento che la donna dalle camelie prova per lui.
Se non avesse dubitato, se avesse creduto alla purezza nonostante il corpo usato, e gli occhi disillusi ma pieni di un amore concreto, non l’avrebbe persa o le avrebbe tenuto la mano mentre lasciava questa vita, che con lei non era stata clemente.

Credo che sia un libro a cui appassionarsi come ho fatto io.
Non é Madame Bovary.
É la risalita di Sisifo verso una purezza che spesso in queso mondo cinico
ci é negata.
É l’accanirsi dell’amore contro il fato avverso, contro un fato che schiaccia.

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